Ieri alla Camera dei Deputati sono state discusse le Proposte di legge A.C. 48, A.C. 2187, A.C. 2270 e A.C. 2585 in una audizione alla Commissione Agricoltura.
Su invito del Presidente della Commissione, Onorevole Mirco Carloni, sono intervenuti i rappresentanti della Lega Anti Vivisezione (LAV), di Animal Equality, di Italian Horse Protection, di Horse Angels, della Federazione italiana sport equestri (FISE) e dell’Associazione allevatori Cavallo del Catria.
A rappresentare gli Allevatori del Cavallo del Catria la Segretaria Arianna Brunelli, il Presidente Giuseppe Travagliati, il Vicepresidente Giacomo Romitelli e il Funzionario della Regione Marche Dott. Gianni Buccolini.
Nel corso dell’audizione è stato evidenziato come l’attuale normativa europea distingua già in modo chiaro tra equidi destinati e non destinati alla produzione alimentare.
Il Cavallo del Catria rappresenta un patrimonio genetico e culturale costruito nei secoli.
La sua sopravvivenza è legata a un equilibrio economico reale, soprattutto nelle aree montane e marginali, dove l’allevamento costituisce spesso l’unico presidio agricolo.
La proposta di vietare la macellazione equina rischia di interrompere questo equilibrio, con conseguenze dirette:
- perdita di redditività degli allevamenti
- abbandono delle attività nelle aree interne
- rischio concreto di estinzione di numerose razze autoctone
Gli equidi svolgono inoltre un ruolo ambientale fondamentale: attraverso il pascolamento contribuiscono alla manutenzione del territorio, alla prevenzione di incendi, frane e dissesto idrogeologico.
La filiera della carne equina in Italia è una realtà strutturata che coinvolge allevatori, trasportatori, macelli e industria di trasformazione, generando occupazione e valore economico lungo tutta la catena produttiva.
Esistono inoltre produzioni tipiche e tradizionali profondamente radicate nei territori, espressione dell’identità gastronomica locale.
L’interruzione della filiera non eliminerebbe il consumo di carne equina — non essendo previsto il divieto di importazione — ma comporterebbe:
- distruzione della filiera nazionale
- aumento delle importazioni
- perdita di controllo su qualità e tracciabilità
Se si ritiene che la macellazione sia incompatibile con il benessere animale, questo principio dovrebbe valere per tutte le specie.
Limitare il divieto ai soli equidi introduce una distinzione non supportata da evidenze scientifiche e crea una evidente disparità di trattamento tra specie animali.
La tutela degli animali è un valore che condividiamo pienamente.
Tuttavia, deve essere perseguita attraverso strumenti equilibrati, coerenti e basati sulla realtà produttiva e territoriale.
Le proposte attualmente in esame rischiano di:
- indebolire il settore agricolo
- compromettere la biodiversità
- creare distorsioni normative
- peggiorare, paradossalmente, il benessere animale
La tutela degli equidi non passa attraverso divieti generalizzati, ma attraverso politiche efficaci, controlli rigorosi e un sostegno concreto agli allevatori che ogni giorno ne garantiscono la sopravvivenza.
Di seguito, il documento presentato in commissione dagli Allevatori del Cavallo del Catria.
“Onorevoli membri della Commissione,
vi ringraziamo per l’opportunità di intervenire su un tema tanto delicato quanto complesso, quale quello oggetto delle proposte di legge in esame.
La nostra posizione è chiara: tali proposte, pur muovendo da intenti condivisibili, risultano profondamente sbilanciate e rischiano di produrre effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati.
A. Quadro normativo già esistente
Si evidenzia come l’attuale normativa europea già distingua chiaramente tra equidi destinati e non destinati alla produzione alimentare.
Il riferimento è al quadro europeo che disciplina gli animali DPA e non DPA, in particolare il Regolamento (UE) 2019/6, che garantisce:
- tracciabilità completa
- controlli sanitari rigorosi
- restrizioni sui farmaci negli animali destinati al consumo
- possibilità per il proprietario di escludere definitivamente l’animale dalla filiera alimentare
La normativa applicabile ai primi è totalmente diversa rispetto ai secondi, ad esempio per gli animali DPA sono vietati determinati farmaci ed è prevista una specifica profilassi da seguire nel caso in cui vengano somministrati, inoltre vi sono dei controlli rigorosi volti a verificare la sussistenza di tutti gli adempimenti dovuti in materia di benessere animale, sicurezza e tracciabilità.
Non vi è alcuna evidenza scientifica per sostenere che tutti gli equidi debbano essere catalogati come animali d’affezione ( si ribadisce che, qualora la finalità fosse quella di evitare la macellazione in quanto ritenuta contraria al benessere animale o fonte di sofferenza per l’animale, tale disciplina dovrebbe necessariamente estendersi a tutte le specie animali.
Diversamente, si configurerebbe una norma “punitiva” nei confronti di un solo settore, con conseguente carattere discriminatorio e in contrasto con i principi dell’ordinamento europeo, fondati sull’equità di trattamento tra specie animali ).
B. Biodiversità e razze autoctone
Le razze equine e asinine autoctone italiane, tra cui vi è il Cavallo del Catria, rappresentano un patrimonio genetico e culturale costruito nei secoli.
Esse sopravvivono grazie a un equilibrio economico concreto, soprattutto in aree montane e marginali dove l’allevamento è spesso l’unica forma di presidio agricolo.
La proposta di vietare la macellazione equina interromperebbe la sostenibilità economica del sistema, con conseguenze dirette:
- perdita di redditività degli allevamenti
- abbandono delle attività nelle aree interne
- rischio concreto di estinzione di numerose razze autoctone
Gli equidi, inoltre, svolgono un ruolo ambientale fondamentale:
pascolando contribuiscono alla manutenzione del territorio, alla riduzione del combustibile vegetale e quindi alla prevenzione di incendi, frane e dissesto idrogeologico.
C. Filiera economica e impatto occupazionale
La filiera della carne equina in Italia è una realtà strutturata, che coinvolge allevatori, trasportatori, macelli e industria di trasformazione.
Essa genera occupazione e valore economico lungo tutta la catena produttiva.
In Italia esistono produzioni tipiche e tradizionali profondamente radicate nei territori, tra cui:
- sfilacci
- pastissada
- picula ‘d cavall
- tartare, hamburger, carpaccio, polpette e braciole
Si tratta di preparazioni che rappresentano identità gastronomiche regionali e contribuiscono alla valorizzazione culturale del territorio.
L’interruzione della filiera non eliminerebbe il consumo di carne equina, in quanto non si prevede il divieto di importazione di tale materia prima, ma produrrebbe:
- distruzione della filiera nazionale
- aumento delle importazioni
- perdita di controllo su qualità e tracciabilità
D. Benessere animale: rischio di effetti opposti
Come evidenziato anche da contributi tecnici di settore (tra cui ANAREAI e analisi di esperti come Vasini e Marcora), il divieto di macellazione non garantisce automaticamente un miglioramento del benessere animale.
Al contrario, può produrre effetti indiretti negativi:
- aumento degli abbandoni
- difficoltà nella gestione degli animali a fine carriera
- riduzione delle risorse disponibili per l’allevamento
Gli equidi in Italia sono allevati prevalentemente in sistemi estensivi o semibradi, con densità molto bassa e ampi spazi di pascolo.
Non siamo di fronte a sistemi intensivi, ma a un modello che già oggi garantisce livelli elevati di benessere animale.
E. Coerenza normativa ed etica
Se si afferma che la macellazione è incompatibile con il benessere animale, tale principio dovrebbe valere per tutte le specie.
Limitare il divieto ai soli equidi introduce una distinzione non supportata da evidenze scientifiche e genera una evidente disparità di trattamento tra specie animali.
F. Impatti economici e gestione degli esuberi
La proposta non affronta in modo concreto la gestione degli animali a fine carriera.
La domanda resta inevasa:
- chi sosterrà economicamente questi animali?
- con quali strutture e risorse?
In assenza di risposte, il rischio è quello di creare un sistema insostenibile.
Pertanto,
Onorevoli membri,
la tutela degli animali è un valore che condividiamo pienamente.
Tuttavia deve essere perseguita attraverso strumenti equilibrati, coerenti e basati sulla realtà produttiva e territoriale.
Le proposte in esame, così come formulate, rischiano di:
- indebolire il settore agricolo
- compromettere la biodiversità
- creare distorsioni normative
- peggiorare, paradossalmente, il benessere animale
Per queste ragioni si chiede una profonda revisione del testo normativo.
La tutela degli equidi non passa attraverso divieti generalizzati, ma attraverso politiche efficaci, controlli rigorosi e sostegno concreto agli allevatori che ogni giorno ne garantiscono la sopravvivenza.
Vi ringraziamo per l’attenzione”.
























